Il meraviglioso Mago di Oz

Seduta di domenica. Paziente: una fiaba che tutti credono di conoscere. Diagnosi di Vera, guarito alla nascita, i desideri dei personaggi esistono già prima della cura che dovrebbe procurarli. Rilievo di Florian, lungo la strada di mattoni gialli ha incontrato tre compagni e tre proprie voragini. Osservazione di Renard, non un libro ma una mappa, l'evasione venduta come prodotto e un mondo disegnato per espandersi. Il verbale si incrina in un punto solo: Baum dice ai suoi personaggi esattamente quello che i tre si sono detti litigando, ciò che cercate altrove ce l'avete già addosso. Alla fine della seduta nessuno era tornato in Kansas.

Come costruire un impero su una truffa rivelata

Geniale, e lo dico senza ironia per una volta. Baum capisce prima di Hollywood che la storia non deve finire, deve espandersi. Un mondo, non una trama: territori, regole, creature, una geografia intera pronta per il sequel. Ha disegnato una mappa, non un libro. E il trucco centrale è il colore: la fattoria del Kansas in grigio, Oz in technicolor verbale. Sta vendendo l'evasione, baby, il prodotto più antico del mondo. "La tua vita è grigia? Qui c'è un altrove smeraldo." È il turismo prima del turismo. Quattordici sequel: non è prolificità, è un piano d'espansione di mercato eseguito alla perfezione.

Guariti alla nascita

Un corpo infantile, dalle ossa fragili e dalla logica claudicante. Baum ha messo al mondo una favola che cammina su un sentiero di mattoni gialli e su nessun principio di necessità. Diagnostico fin d'ora una malformazione congenita: i desideri dei personaggi sono già presenti prima della cura che dovrebbe procurarli. È un paziente guarito alla nascita che attraversa il romanzo per farsi prescrivere ciò che possiede.

Il meraviglioso Mago di Oz

Copertina de Il meraviglioso Mago di Oz di L. Frank Baum

Un ciclone strappa Dorothy dal grigio del Kansas e la deposita in una terra di streghe, città di smeraldo e desideri da esaudire. Lungo una strada di mattoni gialli, una fiaba apparentemente lieve nasconde una domanda antica: quanto di ciò che cerchiamo altrove vive, da sempre, dentro di noi?