Come costruire un impero su una truffa rivelata

Il colpo di scena

Darling, l’hai mai notato? Il personaggio centrale di questo libro è un imbroglione che vende fumo dietro una tenda, gonfia la propria immagine con effetti speciali e terrorizza un intero regno con una reputazione che non ha mai meritato. E tu mi chiedi perché lo amo tanto. Baum non ha scritto una fiaba per bambini, my love, ha scritto un’autobiografia del mestiere editoriale, e nessuno se n’è accorto perché era verde e c’erano le scarpette.


Il meccanismo

Geniale, e lo dico senza ironia per una volta. Baum capisce prima di Hollywood che la storia non deve finire, deve espandersi. Un mondo, non una trama: territori, regole, creature, una geografia intera pronta per il sequel. Ha disegnato una mappa, non un libro. E il trucco centrale è il colore: la fattoria del Kansas in grigio, Oz in technicolor verbale. Sta vendendo l’evasione, baby, il prodotto più antico del mondo. “La tua vita è grigia? Qui c’è un altrove smeraldo.” È il turismo prima del turismo. Quattordici sequel: non è prolificità, è un piano d’espansione di mercato eseguito alla perfezione.


I personaggi come asset

Ecco il colpo di marketing che mi toglie il sonno per l’invidia. Lo Spaventapasseri vuole un cervello, il Boscaiolo un cuore, il Leone il coraggio, e ognuno di loro li ha già. Baum vende al pubblico la merce più redditizia esistente: la rassicurazione che ciò che cerchi è dentro di te. Costo di produzione zero, margine infinito. Sono asset che si auto-valorizzano. E Dorothy? Dorothy è il consumatore-tipo: vuole solo tornare a casa, e scopre che aveva il potere fin dall’inizio. Tradotto: “il prodotto eri tu”. Baum ti fa pagare per dirti che non ti serviva comprare nulla. Sublime.


Cosa avrei fatto io

Avrei tenuto il Mago più a lungo nell’ombra. Baum lo smaschera troppo presto, quel ciarlatano dietro la tenda, io l’avrei centellinato, avrei fatto durare l’illusione fino all’ultimo respiro possibile, perché il momento in cui scopri che il potente è un truffatore spaventato è il cuore commerciale del libro e va spremuto fino alla fine. Però. Quel piccolo uomo che confessa di essere solo un imbroglione del Nebraska finito lì per caso, che ha mentito perché era l’unico modo per sopravvivere, non l’ho letto come un cattivo, darling. L’ho letto come un collega. E mi sono guardato allo specchio più a lungo del necessario.


LA VERITÀ SCOMODA

Tutti vogliono smascherare il mago. Nessuno si chiede perché un uomo solo, atterrato in un mondo che non capiva, abbia preferito fingersi onnipotente piuttosto che ammettere di essere perso. Forse la finzione non era avidità. Forse era paura. Ma non l’ho detto io.


Renard Laine
Dietro ogni grande tenda c'è qualcuno che ha solo paura di essere visto.