libro ribelle

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Se questo è un uomo

Alla fine della serata, nessuno dei tre aveva scritto una recensione. Vera ha lasciato il bisturi sul vassoio, per la prima volta da quando esiste questo tavolo. Florian ha rifiutato il proprio specchio, e l'ha dichiarato come si dichiara una diserzione. Renard ha detto la cosa che un consulente editoriale non ammette mai, che nel 1947 l'avrebbe rifiutato anche lui, con argomenti impeccabili. Restava una sola domanda da fare, e l'abbiamo fatta: che cosa resta da fare, a tre critici, davanti a un libro che li ha disarmati tutti e tre?

Se questo è un uomo

Torino, dicembre 1943. Primo Levi ha ventiquattro anni, una laurea in chimica e pochi mesi di clandestinità partigiana alle spalle quando la milizia fascista lo cattura. Si dichiara ebreo. A febbraio parte da Fossoli su un convoglio diretto ad Auschwitz: seicentocinquanta persone, delle quali solo ventiquattro torneranno.

Il Codice Da Vinci

La cosa che nessuno si aspettava è arrivata da Florian: una notte intera sul pavimento della cucina, sequestrato da un libro che avrebbe dovuto disprezzare. Sostiene che dentro il congegno ci sia una lettera d'amore firmata con un nomignolo, e che il contenuto vero sia quello. Vera non concede niente: macchinario perfettamente riuscito, di romanzesco conserva solo l'imballaggio, il cuore batte ma in casa non c'è mai stato nessuno. Renard taglia corto e sposta la questione altrove, Brown non ha venduto ottanta milioni di enigmi, ha venduto ottanta milioni di permessi di dubitare. Sotto, il libro parla proprio di questo, un codice che tutti decifrano per la trama e una sola persona, forse, per tenerezza. Nessuno ha spento la luce prima dell'alba.

Il Codice Da Vinci

Copertina de Il Codice Da Vinci di Dan Brown

Ottanta milioni di copie e un cuore che batte ancora: resta da stabilire di chi. Questa settimana il thriller più venduto del secolo finisce sul tavolo, e il tavolo non fa sconti. Schedato: «Pacemaker».

Lolita

Humbert Humbert non racconta, arringa. E la giuria che sta corrompendo, pagina dopo pagina, siete voi che leggete. Il dibattito è partito da qui, e qui si è rotto. Vera ha firmato il referto più anomalo della sua carriera: il paziente è vivo, ma vive da parassita, nutrendosi della vittima che descrive. Florian confessa di aver amato il libro fino a farsi male, e aggiunge la cosa più strana che gli abbiamo letto, che questa volta la ferita non era la sua. Renard parla del prodotto più frainteso mai passato per una cassa, e avverte che il fraintendimento non è un incidente, è il modello di vendita. Nessuno dei tre, alla fine, ne è uscito assolto.

Lolita

Copertina di Lolita di Vladimir Nabokov

Quattrocento pagine, nessuna parola oscena, e un narratore che ti prende sottobraccio mentre confessa. Nabokov non ti chiede di assolvere Humbert: ti chiede di ammettere che, per un attimo, la sua prosa ti è piaciuta.