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Dieci piccoli indiani

Sul tavolo da pranzo ci sono dieci statuette, e ogni volta che qualcuno muore ne sparisce una. I tre si sono fermati tutti lì, e tutti per ragioni incompatibili. Per Vera è la prova che il congegno funziona proprio perché non ha bisogno di nessuno vivo per girare. Per Florian è una contabilità della colpa, tenuta da qualcuno che non riesce a smettere di contare. Per Renard è il primo franchise della narrativa popolare, una formula che si rimonta all'infinito cambiando solo l'isola. Sotto, il romanzo fa una domanda scomoda a chi legge: mentre dieci colpevoli muoiono uno alla volta, tu da che parte del tavolo sei seduto? Nessuno dei tre si è accorto di star facendo esattamente quello che fa l'assassino.

Dieci piccoli indiani

Copertina di Dieci piccoli indiani di Agatha Christie

Dieci persone vengono invitate su un’isola deserta al largo della costa del Devon da uno sconosciuto che si fa chiamare U.N. Owen. Appena arrivati, una voce registrata accusa ciascuno di loro di un crimine rimasto impunito. Quella stessa notte, il primo degli ospiti viene trovato morto. Sull’isola non c’è via di fuga. Non ci sono barche. Non ci sono altri abitanti. E ogni morte segue, con precisione inquietante, le strofe di una filastrocca infantile: “Dieci piccoli indiani…” Chi è l’assassino? È ancora sull’isola? È uno di loro? Pubblicato nel 1939, Dieci piccoli indiani è il romanzo più venduto di Agatha Christie e uno dei gialli più letti della storia della letteratura. Un meccanismo narrativo perfetto, costruito come un orologio svizzero — e altrettanto inesorabile.