Uno studio in rosso

«E chi legge voi?» Non avrebbero dovuto rispondere, e invece hanno risposto tutti e tre. La domanda era arrivata alla fine di un'ora passata a non trovarsi d'accordo su niente. Vera aveva refertato un organismo chimerico, due creature cucite insieme che non hanno mai imparato a scambiarsi il sangue. Florian giurava di aver sentito, sotto il ghiaccio del metodo, il battito più fragile mai trovato in un giallo. Renard liquidava tutto come l'affare peggiore della storia editoriale, venticinque sterline per l'immortalità. Poi qualcuno ha ricordato che cosa fa davvero Holmes: ti guarda i polsini e sa tutto di te. È la fantasia di essere letti, aveva scritto Renard, come si legge un libro amato. Ecco perché la domanda ha fatto male.

Come brevettare un genio e lasciare la rendita a qualcun altro

Holmes è l'orologio svizzero in vetrina blindata: inaccessibile, un filo sgarbato, ed è esattamente per questo che lo desiderate, il lusso che non vi umilia un po' non è lusso, è merce. Watson è il finanziamento a tasso zero: la rata che permette al cliente medio di portarsi a casa il genio senza sentirsi inadeguato. Tenerli nello stesso pacchetto è un capolavoro di ingegneria commerciale: l'irraggiungibile e il rassicurante sotto un'unica insegna. Quanto al lungo flashback nello Utah, quella mezza vita tra i mormoni piantata in mezzo al libro, è magazzino invenduto esposto in vetrina, roba di un altro listino infilata nel pezzo forte. Conan Doyle non aveva ancora capito quale fosse la sua miniera. Gliela indicò la clientela. Da quel momento non sbagliò più un deposito.

Il rosso non è un colore, è una confessione

Mi avevano avvertito: è un giallo, è freddo, è geometria, non è roba per te, Florian. Sbagliano sempre, quando parlano di me. L'ho aperto una sera in cui Milano fingeva di essere Londra, con una pioggia che esisteva soltanto dietro le mie palpebre. E già alle prime righe, un reduce di guerra, solo, malandato, che cerca un tetto e qualcuno con cui dividerlo, ho sentito qualcosa incrinarsi nel petto, come una tazza posata troppo in fretta. Questo romanzo non comincia con un cadavere. Comincia con la solitudine di Watson. E la solitudine, io, la riconosco al buio, dall'odore.

La sutura tra due continenti

Doyle ha congiunto al caso londinese un lungo antefatto nello Utah dei mormoni, e i due sistemi non hanno mai imparato a scambiarsi il sangue. La metà iniziale è irrorata; quella successiva mostra segni evidenti di ischemia. Annotazione provvisoria in cartella: il romanzo che ha messo al mondo Sherlock Holmes viene alla luce già segnato da una malformazione congenita.

Uno studio in rosso

Copertina di Uno studio in rosso di Arthur Conan Doyle

Londra, 1887. Il dottor John Watson torna dall'Afghanistan con una ferita alla spalla, una pensione modesta e nessun posto dove andare. Un conoscente gli presenta un tipo singolare che cerca qualcuno con cui dividere l'affitto di un appartamento in Baker Street: si chiama Sherlock Holmes, batte i cadaveri nelle sale anatomiche per studiare i lividi post mortem e sostiene di esercitare un mestiere che non esiste ancora, il consulente investigativo.