Libro Ribelle
Come brevettare un genio e lasciare la rendita a qualcun altro
Il colpo di scena
Sedetevi, my love, perché questa fa male. Arthur Conan Doyle cedette i diritti completi di questo romanzo per venticinque sterline. Venticinque. Tutte insieme, nessuna royalty, grazie e arrivederci. Nel 1887 nessun editore avrebbe scommesso mezza corona su quel medico scozzese con l’ambulatorio vuoto, e intanto, dentro quelle pagine snobbate, dormiva la proprietà intellettuale più longeva della narrativa moderna, una miniera che riscuote ancora oggi, centotrentanove anni dopo, per conto di chiunque tranne che dell’uomo che l’ha scavata. Prima lezione del giorno, darling: quando un manoscritto vi annoia, chiedetevi sempre chi ci comprerà una villa fra un secolo. Di rado è l’autore. Quasi mai è l’editore che l’ha rifiutato.
Il meccanismo
Il colpo di genio è il duo, baby, non il detective. Holmes da solo è invendibile: un cervello superbo con il carisma di un termometro, vi congederebbe alla seconda pagina. Serve Watson, l’intermediario, il traduttore simultaneo tra il genio e noi mortali paganti. Lui ammira per conto vostro, si stupisce per conto vostro, incassa le umiliazioni per conto vostro. Conan Doyle deposita qui il narratore-testimone, la clausola contrattuale che regge ancora metà del catalogo televisivo mondiale. E poi la “scienza della deduzione”: non un’indagine, una liturgia replicabile. Ogni caso è la stessa cerimonia con ingredienti freschi, la definizione da manuale di un franchise. Holmes non scioglie un enigma, baby: esegue una dimostrazione. E le dimostrazioni si vendono in abbonamento, a episodi, in eterno.
I personaggi come asset
Holmes è l’orologio svizzero in vetrina blindata: inaccessibile, un filo sgarbato, ed è esattamente per questo che lo desiderate, il lusso che non vi umilia un po’ non è lusso, è merce. Watson è il finanziamento a tasso zero: la rata che permette al cliente medio di portarsi a casa il genio senza sentirsi inadeguato. Tenerli nello stesso pacchetto è un capolavoro di ingegneria commerciale: l’irraggiungibile e il rassicurante sotto un’unica insegna. Quanto al lungo flashback nello Utah, quella mezza vita tra i mormoni piantata in mezzo al libro, è magazzino invenduto esposto in vetrina, roba di un altro listino infilata nel pezzo forte. Conan Doyle non aveva ancora capito quale fosse la sua miniera. Gliela indicò la clientela. Da quel momento non sbagliò più un deposito.
Cosa avrei fatto io
Lo Utah l’avrei tagliato, ovvio, persino uno stagista l’avrebbe tagliato. Avrei tenuto tutta la macchina a Londra, nella nebbia, dove l’insegna respira e ogni lampione fa da testimonial gratuito. E avrei coltivato prima l’attrito tra i due uomini, perché il capitale vero non è il delitto: è il legame. Però c’è quel momento, all’inizio, due reduci ammaccati dalla vita che si spartiscono un appartamento perché stare soli costa troppo, in tutti i sensi che quella parola può avere, e per un istante il giallo evapora e resta questo: due naufraghi che si tengono a galla fingendo di dividere l’affitto. L’ho trovato più autentico di intere collane di thriller. Voce che non figura in nessuna delle mie tabelle, naturalmente. Le tabelle hanno i loro limiti. Io no.
LA VERITÀ SCOMODA
Compriamo Sherlock Holmes da cinque generazioni convinti di adorare la deduzione. Non è vero. Adoriamo la fantasia che esista qualcuno capace di guardarci i polsini, le scarpe, le mani, e sapere già tutto di noi. E restare. Non è un giallo, darling. È la nostalgia di essere letti come si legge un libro amato.
Renard Laine
Venticinque sterline per l'immortalità: l'affare del secolo lo firma sempre qualcun altro.
