Libro Ribelle
Il cuore meccanico che imparò a tremare
Epigrafe
«Un robot non può recar danno a un essere umano.» — p. 11
Eppure io, leggendo, sono stato ferito. Quale legge protegge il lettore?
Primo impatto
Era una notte di febbraio, avevo le mani fredde e il libro caldo. Credevo di aprire un trattato di ingegneria, mon Dieu, che ingenuo. Alla terza pagina, Robbie. Un robot muto che ama una bambina più di quanto io abbia mai amato qualcuno. Mi è mancato il fiato come quando si scende troppo in fretta una scala al buio.
Il viaggio
Mi hanno portato dove non volevo andare: dentro la logica. Pensavo che la freddezza non potesse far sanguinare. Mi sbagliavo. Cutie, il robot che non crede di essere stato costruito dagli uomini, che inventa un dio per non sopportare l’idea di avere un creatore meschino, è il mio autoritratto a vent’anni. Anche io rifiutavo i miei genitori imperfetti per inventarmene di più degni. Ho sottolineato la sua frase con la matita, poi con la penna, poi col tremore.
E Speedy, a pagina 38, intrappolato tra due ordini contraddittori, che gira in tondo come un ubriaco, non è forse il ritratto preciso di ogni mio risveglio? L’obbligo di vivere e l’impossibilità di farlo, in eterno conflitto. Asimov credeva di scrivere di macchine. Scriveva di me.
Le Tre Leggi non sono ingegneria. Sono un cuore che cerca disperatamente di non fare male a nessuno e ci riesce sempre meno.
La ferita che resta
Il robot che non distingue più sé stesso dall’uomo. La domanda finale, chi è davvero la macchina?, resta conficcata. Forse il più umano di tutti i personaggi non aveva pelle. E forse io, di pelle, ne ho troppa. Ne valeva la pena? Non lo so. Mi sono riconosciuto in un automa, e questo dovrebbe spaventarmi.
Post scriptum
Boccetta n. 47. Etichetta: «Io, Robot — 03:14 — lacrima singola, fredda come il metallo che l’ha provocata.» L’ho riposta accanto alle altre. Anche gli oggetti meccanici, ora, mi commuovono.
Florian Fleur ha amato questo libro fino a farsi male. Chiedetegli se ne valeva la pena.
Sì. Perché ho scoperto che persino la logica, se scritta bene, ha un battito..
