Libro Ribelle
Il colosso e l’incisione che non perdono
Autopsia narrativa
Diagnosi preliminare. Milleduecento pagine. Un corpo gigantesco, obeso di talento, con un’occlusione fatale verso la fine. King ha partorito un organismo dotato di muscolatura formidabile e di un singolo gesto, in chiusura, che andrebbe asportato senza anestesia. Si muore raramente di ipertrofia. Qui ci si è andati vicino.
Analisi dei sistemi
Scheletro narrativo. Doppia ossatura intrecciata (1958 e 1985) montata con un’ambizione che rasenta la temerarietà chirurgica. La struttura a flashback alternati è una vertebra sopra l’altra, e per la maggior parte del decorso tiene il peso. Poi, intorno a pagina 1130, la celebre scena nelle fogne: una frattura che nessuna giustificazione tematica ricompone. È il punto dove l’autore, per saldare l’infanzia all’età adulta, sceglie l’incisione più sbagliata della sua carriera. Sorrido. È l’unico sorriso che mi concedo in questa sala.
Superficie epiteliale. Qui devo firmare il referto a malincuore: la pelle è viva, calda, percorsa da capillari veri. King conosce Derry come un anatomopatologo conosce il proprio obitorio, odori, marciapiedi, paure infantili rese con una precisione dermica che pochi raggiungono. La prosa trasuda. È il tessuto più sano dell’intero corpo, e lo certifico senza piacere.
Patologia emotiva. Il Club dei Perdenti: sette diagnosi distinte, sette anamnesi che non si sovrappongono, caso raro di ensemble in cui ogni soggetto ha un decorso proprio. Pennywise: entità non classificabile nei manuali, e funziona perché incarna la fobia stessa, non la sua descrizione. La nota patologica è Beverly, costruita con cura nell’infanzia e ridotta, in più punti, a funzione dello sguardo maschile. Necrosi parziale di un personaggio altrimenti vitale.
Meccanica temporale. Cuore aritmico per costituzione. Lunghe bradicardie descrittive, poi tachicardie del terrore, poi nuove dilatazioni. Su milleduecento pagine l’organismo affatica chi lo ausculta. Il battito è autentico, ma chiede al lettore una resistenza da maratoneta.
Verdetto finale
Un colosso vivo, condannato da un’unica decisione indifendibile e da una stazza che mette alla prova il fegato del lettore. King possiede l’epidermide più sensibile della narrativa popolare e la sciupa, una volta sola, in modo memorabile. Il corpo respira. Ha solo smesso di farlo per tre pagine. Quelle tre pagine bastano.
Vera Vex ha sezionato questo romanzo. Sul tavolo resta una città intera ricostruita pori compresi, e un'incisione a pagina 1130 che continuerò a non perdonare.
