Libro Ribelle
Come fare soldi con il nonsense
Il colpo di scena
My love, ti hanno raccontato che questo libro è la fantasticheria di un sognatore con la testa tra le nuvole. Falso. Lewis Carroll si chiamava Charles Dodgson, insegnava matematica a Oxford e pubblicava trattati di logica. L’uomo più razionale d’Inghilterra ha scritto il libro più irrazionale mai stampato, e non è un incidente: solo chi conosce le regole a memoria sa quanto rende infrangerle davanti a un pubblico pagante. Il nonsense di Alice non è delirio, darling, è calcolo. E il calcolo, dal 1865, non ha mai smesso di dare frutti: questo libro non è mai uscito di stampa. Mai. Centosessant’anni di ristampe ininterrotte. Trovami un’altra impresa, in qualunque settore, con questa continuità di incassi.
Il meccanismo
Il trucco è di un’eleganza che mi commuoverebbe, se mi commuovessi ancora: Carroll straccia il patto narrativo, causalità, coerenza, perfino la taglia della protagonista, e il lettore, invece di chiedere il rimborso, ringrazia. Perché? Perché dopo una giornata intera passata a obbedire alla logica degli adulti, l’esenzione dal buonsenso è il lusso più desiderato sul pianeta, baby. Carroll non ti racconta una storia: ti affitta una vacanza dalle regole. E poi la mossa che vale il monopolio: due clientele, un solo biglietto d’ingresso. I bambini pagano per le giostre, gli adulti per la satira nascosta tra le giostre, la Regina isterica, i processi farsa, la burocrazia del Bianconiglio. Nessuna data di scadenza, perché ciò che non promette un significato preciso non può mai deludere nessuno. Shelf life: eterna.
I personaggi come asset
Qui, darling, Carroll fonda un impero senza saperlo. Ogni creatura del Paese delle Meraviglie è un’attrazione autonoma, capace di funzionare anche fuori dal libro, ed è fuori dal libro che si fanno i soldi veri: il Bianconiglio in perenne ritardo, lo Stregatto che ti sorride mentre sparisce, la Regina che distribuisce condanne come coriandoli. Ognuno regge da solo un’insegna, una scena, un intero film. Vuoi i numeri? L’adattamento di Tim Burton del 2010 ha superato il miliardo di dollari al botteghino, e l’ha fatto promuovendo il Cappellaio Matto, una comparsa geniale, al rango di co-protagonista. Un personaggio secondario che da solo sostiene un miliardo di incasso: questo, my love, si chiama rendimento. E Alice? Alice non è un personaggio, è la visita guidata. La sua funzione è camminare davanti a te attraverso il parco e farti venire voglia di ogni singola attrazione.
Cosa avrei fatto io
Niente. E detto da me vale oro, perché io ho una modifica pronta per qualsiasi cosa, compresi i menù dei ristoranti. Qui la tentazione sarebbe mettere ordine, dare una direzione, aggiungere una morale rassicurante per le mamme vittoriane, e sarebbe un suicidio commerciale: ordinerei l’unica cosa il cui valore sta nel disordine. Certi capolavori vanno lasciati sregolati, come certi vini vanno lasciati torbidi. Però c’è quella pagina, Alice che piange un mare di lacrime e poi è costretta a nuotarci dentro, sempre troppo grande o troppo piccola, mai della misura che il mondo pretende da lei. L’ho riletta due volte. La seconda, lo ammetto, non era per lavoro. Ma divago, e la colpa è di Carroll, che divagare lo insegna.
LA VERITÀ SCOMODA
Chiudiamo il libro sorridendo di tanta assurdità. Poi il lunedì entriamo in ufficio, in tribunale, in Parlamento, e troviamo verdetti emessi prima delle prove e teste che rotolano per il capriccio di chi comanda. Io ci ho passato dodici anni, in stanze dove si condannavano libri senza averli aperti. Carroll non ha inventato il Paese delle Meraviglie, my love. Ci ha solo tolto la cortesia di fingere che non fosse casa nostra.
Renard Laine
Il senso costa. Il nonsense rende.
